giovedì 29 marzo 2012

Angela Diana Di Francesca - IL “BERRETTO A SONAGLI”: BEATRICE E IL “POTERE” FEMMINILE

Il “Berretto a sonagli” ci pone dinanzi una gamma di personaggi femminili che esemplificano diverse maniere di agire le possibilità di “potere” del proprio sesso.
Vediamo a confronto due generazioni di donne: da una parte la vecchia serva Fana e la signora Assunta; dall’altra Beatrice e Nina. In mezzo a loro, l’anomalo personaggio della Saracena, che collega, ordina, intreccia e trama; una sorta di “virago” ma con una sua precisa impostazione filosofica: non volendo essere oppressa ha imparato ad opprimere. Come i buffoni e i pazzi ha conquistato autorità proprio avendo in sprezzo la dignità e il decoro; e come i buffoni sono accolti con benevolenza dai re, così lei, considerata una donnaccia, è ricevuta in un salotto perbene.
Il suo potere è nell’intrigo e nella capacità di gestirlo, nella conoscenza delle debolezze altrui e nelle possibilità di ricatto che gliene derivano.
Assunta e Fana si muovono all’interno della tradizione, accettando una posizione remissiva e subalterna.
Nina, la moglie di Ciampa, apparentemente condivide questa impostazione, spostandola semplicemente su posizioni più avanzate. Il potere esercitato da Nina si articola in moduli tradizionalmente femminili, quelli da sempre riconosciuti dagli uomini come armi di dominio della donna sull’uomo e da essi accettati psicologicamente e socialmente. In più, Ciampa confessa di amarla, cosa che aumenta il suo “potere”- potere che non impedirebbe tuttavia al marito di ucciderla, ove gli equilibri sociali risultassero turbati, mettendo a repentaglio l’onore.

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