venerdì 6 aprile 2012

Adriano Tilgher - 1928 - IL TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO

da "Studi sul teatro contemporaneo"

 1. La Natura:
vivere senza sentirsi vivere.
Che cosa, secondo Pirandello. distingue l'uomo dagli altri esseri della natura? Questo, e questo soltanto: che l'uomo vive e si sente vivere, gli altri esseri della natura, invece, vivono soltanto, vivono puramente e semplicemente. L'albero, ad esempio, vive tutto profondato nel suo senso vitale; la sua esistenza fa tutt'uno col lento ed oscuro succedersi in esso delle affezioni vitali; il sole la luna il vento la terra sono intorno ad esso, ma esso nulla ne vede, nulla ne sa: li avverte, sì, ma solo in quanto si traducono in stati del suo essere, dai quali non si distingue. Nulla sapendo di altro, l'albero nulla sa di sè come distinto da altro. La vita fluisce in esso inconscia e muta, tutta d'un netto.


2. L'Uomo:
vivere e sentirsi vivere.
Ma nell'uomo, anche più incolto e rozzo, la vita si scinde in due: all'uomo anche più incolto e rozzo è essenziale di essere e di sapere di essere, di vivere e di sapere di vivere.
Nell'uomo dalla vita si è distaccato e le si è contrapposto il sentimento della vita, dice Pirandello la coscienza, la riflessione, il pensiero, direi io, in termini filosoficamente più esatti. In questo distacco, con l'illusione che ne deriva di assumere come realtà obbiettivamente esistente fuori dell'uomo questo interno sentimento della vita mutabile e vario, è la causa prima dell'infelicità umana.
Prima, non ultima, chè una volta staccatosi dalla vita, il sentimento della vita, o coscienza che dir si voglia, tende, passando attraverso il filtro del cervello, a raffreddarsi, chiarificarsi, idealizzarsi e da sentimento particolare contingente mutabile effimero a cristallizzarsi in idea astratta generale (Cfr. L'Umorismo, 2a ed., pagine 168 sgg.).

....continua su PirandelloWeb

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