lunedì 16 luglio 2012

E i «sei personaggi» di Pirandello finiscono dentro la tv

A Spoleto la rilettura di Ronconi

SPOLETO - Un rettangolo bianco è lo spazio scenico. Una gabbia mentale, una stanza della tortura dove gli attori, rigorosamente in nero, si muovono come insetti sotto la lente d'ingrandimento di un entomologo. Strisciano lungo i muri, camminano a quattro zampe, schizzano da una parte all'altra del luogo deputato, dialogano, agiscono, si scontrano in un corpo a corpo di estenuante aggressività. In cerca d'autore al Teatrino delle 6, nell'ambito del Festival di Spoleto, viene definito dal regista Luca Ronconi uno studio sui Sei personaggi di Pirandello. Un progetto generoso del grande regista concepito per un gruppo di allievi selezionati dall'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico, che con lui hanno lavorato tre anni in collaborazione con il Centro teatrale Santacristina. Ma l'esito finale di questo work in progress è ben più di un saggio riuscito. La messinscena proposta è uno spettacolo compiuto e completo in ogni minimo dettaglio, che esalta con forza il contenuto estremo del capolavoro pirandelliano, trasportandone il linguaggio in una dimensione moderna, nei parametri della comunicazione attuale, dove la differenza tra reale e virtuale non ha più ragione di esistere.

Ronconi rispetta ossessivamente l'opera originale, ma ne scarnifica l'essenza, ne scompagina il testo purgandolo dagli orpelli, i «ron ron pirandelliani», come li chiama lui. Cancella la patina del tempo (l'opera è del 1921) e riconsegna al pubblico una struttura drammaturgica scarna, essenziale.

La sua non è un'attualizzazione ma, contraendo l'azione, il regista procede dritto al nucleo del significato più profondo. Il tormento dei Sei personaggi, che partoriti dalla mente di uno scrittore cercano disperatamente di essere vivi e di raccontare il loro dramma familiare, diventa allora concreto e riconoscibile nella nostra attualità. Oggi non c'è più distinzione fra ciò che è e ciò che appare, così come per Pirandello è impossibile distinguere tra vita e forma. Siamo tutti, più o meno, come quei personaggi: insetti chiusi in una scatola televisiva, perennemente sotto l'occhio indiscreto e incombente di un Grande Fratello, che non ci consente di vivere, ma solo di apparire in qualche ruolo.

Emilia Costantini

da Corriere.it

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