martedì 28 agosto 2012

Pirandello. Uomo di fede

Di recente è stata pubblicata sul sito Cultura Cattolica l’intervista che Luigi Pirandello ha rilasciato nel 1936 al giornalista Giovanni Cavicchioli, qualche mese prima di morire. Nonostante il nome di Pirandello compaia nella lista degli atei più celebri, è da sempre innegabile l’animo religioso del letterato.
Al giornalista che gli chiedeva se il suo dramma ‘Lazzaro’ fosse una riflessione sul senso religioso, Pirandello rispondeva: “Cristo è carità, amore. Solo dall’amore che comprende e sa tenere il giusto mezzo fra ordine e anarchia è risolto il conflitto. Sono lieto che nessuna autorità religiosa abbia trovato da condannare. La Civiltà Cattolica ne ha parlato a fondo e conviene della sua perfetta ortodossia. Voglio dire che uno degli aspetti della mia opera è questo: perfetta ortodossia in quanto posizione di problemi e tali problemi non comportano che una soluzione cristiana”. Affermatosi dunque contento di una critica positiva da parte delle autorità religiose, Luigi Pirandello parla di Cristo amore, l’unico amore capace di comporre dissidi che possono avere soltanto uno sbocco, quello cristiano. Il giornalista lo dipinge con “una voce acre e fredda, dai toni bassi per entrare nel denso dell’argomento, una voce incisiva a lama di coltello per la nostra vita psichica, presieduta da una volontà religiosa”. “Il mio – diceva Pirandello – è un teatro che vuole tutta la partecipazione dell’entità morale uomo, non è un teatro comodo. Il pericolo è la dissociazione della personalità quando manchi un forte centro unificatore. Nel Lazzaro dò la risposta più netta al dissidio fondamentale, nel mio teatro, in quanto fatto religioso. Se all’uomo non libero togliete la forma, legame spirituale, subito egli ricasca fra le bestie ed il primo atto della sua così detta libertà è una fucilata contro un altro uomo. Il figlio allora si sacrifica”. Pirandello affronta per la prima ed ultima volta l’argomento religioso in ‘Lazzaro’, che, sebbene apparentemente non manchi di note sarcastiche nel descrivere la scoperta di un aldilà in cui non c’è alcunché, si sviluppa paradossalmente in favore di una fede ritrovata che salva chi l’ha perduta e guarisce miracolosamente.
Sembra poi ancor più doveroso scrivere di un grande artista, quale fu Luigi Pirandello, nel periodo che Benedetto XVI ha indetto come Anno della fede e che si apre l’11 ottobre 2012 per concludersi il 24 novembre 2013. Appare doveroso per ricordare che, ad onor del vero, Pirandello non andrebbe posto, come tristemente e comunemente si legge, nella lista degli atei pur celebri, ma in modo più semplice tra gli uomini che hanno saputo parlare di una realtà fatta spesso di equivoci e conflitti esistenziali, eppure non priva di fede in quel Cristo amore che è la vera soluzione ad ogni disperazione e miseria umana.

Lilly Amato

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