martedì 22 gennaio 2013

Luisella Battaglia** - Pirandello e la bioetica

** Professoressa di Bioetica e di Filosofia Morale preso l'Università di Genova. Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica (Italia). Presidentessa e fondatrice dell'Istituto Italiano di Bioetica.


Etica e narrazione sembrano, a prima vista, due termini antitetici: l’una evoca il rigore del ragionamento, l’altra la libertà dell’invenzione, talora la fantasia priva di regole. In realtà, l’antinomia apparente ha bisogno di essere ripensata. Quando parliamo di etica dovremmo presupporre almeno due modelli: il primo guarda all’etica come a una scienza ‘more geometrico demonstrata’, secondo la grande tradizione che si ispira al progetto cartesiano di una razionalità dispiegata nel campo pratico, capace di dimostrare la ‘verità’ di principi universali; il secondo guarda all’etica come a un campo argomentativo fondato sulla ‘ragionevolezza - da intendersi come ragione non inferiore o più debole, ma più fine e flessibile - capace di trovare buone ragioni in grado di giustificare la ‘validità’ di determinate scelte.
Per questo secondo modello la narrazione è importante, anzi fondamentale. 
 “Il racconto mai eticamente neutro - ci ricorda Paul Ricoeur - è il primo laboratorio del giudizio morale”.
Solo una storia può rivelare il genuino significato di un’azione: conoscere l’intera vicenda, la trama complessiva, ci consente di allargare la nostra prospettiva, di evitare semplificazioni e fraintendimenti. In effetti, quando formuliamo un giudizio morale ci occupiamo di azioni il cui significato può essere compreso solo entro un contesto. Ogni azione è, a suo modo, un testo da leggere e da interpretare; per intenderne il senso occorre considerare i molti elementi che la compongono: l’oggetto che la costituisce, le intenzioni che la animano, le circostanze in cui si svolge, i fini cui tende. Calare un gesto dentro una storia ci porta a interrogarci non solo sulle motivazioni consapevoli e intenzionali di un certo modo di agire ma anche, e soprattutto, sulle componenti emotive, sulle dinamiche affettive, sui conflitti di valori, sui rapporti sociali in cui si inscrive.
La narrazione consente di accostarsi alla vita di un altro con un interesse non superficiale ma attivando la comprensione e la partecipazione: ci insegna a considerarlo come un soggetto simile a noi, dotato dei sentimenti che anche noi proviamo, rendendo tuttavia al tempo stesso visibili i limiti che si incontrano per accedere alla conoscenza del suo mondo.

Nessun commento:

Posta un commento