mercoledì 23 gennaio 2013

Raffaella Di Maria - La caccia di Domiziano: Pirandello tra antico e moderno

La poligrafica opera pirandelliana si presenta inizialmente alla letteratura attraverso la poesia che, seppur considerata da quasi tutta la critica semplice esercizio di stile di un giovane scrittore, può essere considerata, almeno a livello tematico, uno spartito da cui ‘prende vita’ tutta la produzione successiva e ben più nota del grande autore agrigentino. Luigi Pirandello si dimostra un ottimo filologo e un attento storico, infatti, all’interno della lirica La Caccia di Domiziano, interamente ricavata dalla tradizione, dalla ricezione della figura dell’imperatore Domiziano attraverso tutte le fonti.
La formazione del giovanissimo poeta  è quella che oggi si potrebbe definire classicistica, ma che in realtà è la formazione della scuola italiana post-unitaria. Pirandello frequenta il liceo a Palermo alla fine degli Anni Ottanta dell’800, ossia circa vent’anni dopo l’Unità d’Italia e quindi conosce la nuova scuola, una scuola in cui il retaggio della tradizione sette-ottocentesca è molto forte. Nel 1889, a soli 22 anni e prima ancora di partire per Bonn, Pirandello pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo già ‘schiettamente umoristico’ Mal giocondo in cui, all’interno della sezione Allegre, è inserita la lirica La Caccia di Domiziano interamente permeata dagli studi effettuati dall’incipiente poeta.
Questa poesia però deve aver interessato molto Pirandello in quanto si trova ripubblicata, con leggere varianti, in un’altra importante raccolta del 1912 dal titolo Fuori di Chiave, all’interno della quale si incontrano in modo esplicito tematiche alla base del “pirandellismo” quali, ad esempio, l’umorismo, il vedersi vivere, il rapporto tra l’io e gli ‘Altri’, senza considerare il chiaro ed esplicito richiamo del titolo della raccolta all’uomo novecentesco bene descritto nel saggio critico L’umorismo del 1908: 

Nella sua anormalità, non può essere che amaramente comica la condizione d’un uomo che si trova ad essere sempre quasi fuori di chiave, ad essere a un tempo violino e contrabbasso; d’un uomo a cui un pensiero non può nascere, che subito non gliene nasca un altro opposto, contrario; a cui per una ragione ch’egli abbia di dir , subito un’altra e due e tre non ne sorgano che lo costringano a dir no; e tra il sì e il no lo tengan sospeso, perplesso per tutta la vita; d’un uomo che non può abbandonarsi a un sentimento, senza avvertir subito qualcosa dentro che gli fa una smorfia e lo turba e lo sconcerta e lo indispettisce. 

Continua a leggere su PirandelloWeb

Nessun commento:

Posta un commento